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GLI SCOPI DEL SITO

wc logoIl sito Workingclass intende essere uno strumento di studio e di ricerca sui temi del lavoro, delle sue condizioni, del suo senso oggi, delle prospettive di ricomposizione sociale, partecipazione e di lotta delle lavoratrici e dei lavoratori.

La struttura e, soprattutto, la documentazione attualmente presente è un punto di partenza, una sorta di cristallo di agglomerazione, che – se riuscirà a crescere – dovrebbe permettere:

  • Una circolazione di informazioni nella forma di documentazione e di commenti
  • Una organizzazione della documentazione tale da soddisfare uno studio sui temi trattati da parte di chiunque lo intenda fare e da parte del collettivo che gestisce il sito
  • La produzione di vademecum e istruzioni all’uso utili per lavoratori interessati.



carigeIn questi giorni, attorno alla vicenda Carige si sta alzando un gran polverone.

Sembra quasi che il punto principale, certo quello che appassiona di più, sia la misura del grado di continuità tra i provvedimenti annunciati dal governo gialloverde e quelli messi in campo dai precedenti esecutivi di centrosinistra.

I commentatori economici mainstream ironizzano perché la furia iconoclasta dei grillini nei confronti dei banchieri si sarebbe rivelata l’ennesima eresia a scadenza elettorale; il PD,attraverso il ghigno di Renzi, chiede addirittura le scuse ufficiali;il governo (ed i 5stelle in particolare) provano a fare spallucce sparando la solita bordata di frasi ad effetto. Del resto, quando si costruiscono spettacolari fortune politiche in un certo modoè davvero difficile non pensare che,appena possibile, gli avversari ti rendano pan per focaccia.

Ma anche “a sinistra” siamo messi piuttosto male se si osservano i commenti e gli slogan che sui social ricevono i maggioriconsensi. Naturalmente è del tutto comprensibile la voglia di mettere alla berlina un governo complessivamente indecoroso e democraticamente pericoloso ma per questo forse sarebbe sufficiente la fulminante ironia del post “Comunque vi avevamo chiesto di salvare una barca. Una baRca, con la R.

eleno brasilIl presidente brasiliano che si è appena insediato, Jair Bolsonaro, è pronto ad essere acerrimo nemico dell’ambiente e delle comunità indigene ed emarginate del suo Paese. Ha anche promesso di essere amico dei leader di estrema destra con le sue stesse idee in tutto il mondo.

 

Non c’è quindi da sorprendersi nel veder sbocciare una particolare amicizia tra Bolsonaro e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

 

“Abbiamo bisogno di buoni fratelli come Netanyahu,” ha detto Bolsonaro il 1 gennaio, giorno del suo insediamento a Brasilia. Bolsonaro è un “grande alleato (e) un fratello,” ha replicato Netanyahu.

Ma, mentre Bolsonaro vede in Netanyahu un esempio da seguire – per ragioni che dovrebbero preoccupare ogni brasiliano – il Paese sicuramente non ha bisogno di “fratelli” come il leader israeliano.

indice sviluppo umanoLa pubblicazione dell’Aggiornamento statistico 2018 dell’Indice di sviluppo umano, da ora in poi semplicemente Indice, (vedi primo link) consente, quasi suggerisce, di riflettere sulla divaricazione, quasi contrapposizione, tra la componente economica dell’Indice, l’indice di reddito, e le altre due componenti: l’indice di aspettativa di vita e l’indice di istruzione, a loro volta risultati di un calcolo.

Se si esamina, paese per paese, questa divaricazione, si osserva una tendenza.

I paesi petroliferi e i paradisi fiscali formano un blocco evidente con indice di reddito relativamente alto e Indice relativamente basso. I paesi ex-comunisti formano un blocco altrettanto evidente con caratteristiche opposte: relativamente alto Indice e relativamente basso indice di reddito. Caratteristiche analoghe ha un blocco di paesi dell’America latina che ha avuto governi di sinistra per alcuni decenni.

Le scelte politiche dei governi hanno quindi effetti reali e duraturi sulla vita dei cittadini. La politica non è, o non è soltanto, un gioco a chi vince tra leader che differiscono solo nella propaganda, nell’immagine. E’ anche un confronto sociale reale, che cambia la società.

france gjtaxesL’asino è un animale notoriamente ostinato, disobbediente. Non esegue gli ordini che non gli piacciono, recalcitra. Qualche volta, oltre a recalcitrare, scalcia contro chi lo tormenta. Non si lascia condurre al macello senza resistere. Ma non carica in gruppo giù per un vallone come qualche volta fanno i montoni. Sa trovare una giusta misura. Gli asini umani, capaci di ragione, di previsione, di collaborazione, fanno benissimo a disobbedire a leggi ingiuste (si chiama disobbedienza civile). Fanno benissimo a ribellarsi contro chi li opprime, a scalciare in gruppo, se necessario. Ribellarsi a governi oppressivi è giusto. Ma danneggiare altri, o gli spazi pubblici, quando ci si ribella produce un danno immediato per i colpiti, e può causare vittime, come è capitato, perché ci sono casi in cui non ci si può fermare.

Le forme di lotta e di espressione

Per chi le osservi dall’Italia, le manifestazioni dei gilet gialli (GJ) sono soprattutto un sintomo, un segnale di tensioni e di possibili sviluppi della società francese; un segnale molto forte anche per le barricate, gli incendi, le vittime, tre fino ad oggi. Non è fuori luogo perciò cominciare dalle forme di lotta dei GJ, che sono state talora distruttive e hanno fatto parlare alcuni commentatori non troppo precisi di “colpo di stato”.

funai brasilAl Presidente della Repubblica, al Primo Ministro della Casa Civile, al Ministro della Giustizia e Cittadinanza e alla Segreteria dei Diritti Umani.

La Fondazione Nazionale dell’Indio – FUNAI, organo indigenista ufficiale dello Stato brasiliano, è stata creata quasi 50 anni fa con la Legge 5.371, del 5 dicembre 1967 ed è attualmente vincolata al Ministero della Giustizia. La FUNAI è succeduta al precedente Servizio di Protezione degli Indios – SPI.

Su tutto il territorio nazionale sono presenti oltre 300 etnie, circa 250 lingue, 600 terre indigene e quasi un milione di persone. Nessun paese al mondo possiede una così grande ricchezza etnica e culturale!

Metà delle aree preservate nel Brasile si trovano in territori indigeni. La responsabilità di questa istituzione non è poca!

eleno brasil

Ecco la traduzione del discorso di Bolsonaro in occasione del suo insediamento come nuovo presidente del Brasile (1 gennaio 2019).

Di solito non commento i testi che traduco e metto a disposizione del sito.

Questa volta non posso non manifestare lostupore, l’immensa tristezza,rabbia e grande preoccupazione che provo nel leggere queste parole, soprattutto perché fra il 1987 e il 1992 ho conosciuto un altro Brasile.

Stupore perché mi chiedo come sia possibile che dopo gli anni della grande speranza del movimento per la nuova Costituzione democratica (1988), della crescita nelle periferie urbane e nei campi dei movimenti popolari, dei sindacati liberi che hanno portato Lula al governo del paesegli elettori abbiano potuto votare un ex militare che si è sempre dichiarato a favore della giunta militare che ha governato il Brasile dal 1964 al 1985 e della dittatura cilena.

fabricas recuperadasUna grande parte dei libri o articoli sulle cooperative, più particolarmente in Europa, portano sul modello di gestione « alternativo » che queste ultime potrebbero rappresentare rispetto al modello classico della SA o SARL, sia in termini di gestione che di viabilità nel tempo.

In questa stessa logica, ci si intereserà principalmente alla loro viabilità economica, e sulla necessità di messa i rete di queste esperienze perché possano aiutarsi reciprocamente, da un punto di vista della gestione economica, per creare un « mercato alternativo solidario », senza che queste definizioni, soprattutto l’ultima, siano definite.

I due articoli apparsi nel mese di dicembre 2017 nel Mondo Diplomatico non sfuggono a questo sguardo limitato e riduttivo dell’esperienza delle fabbriche autogestite.

Dopo oltre 15 anni passati a visitare e a immergermi nella vita delle « fabbriche autogestite » in America Latina, (ma non solo), e più particolarmente

orban-deleteScioperi e manifestazioni in Ungheria contro la “legge sugli schiavi” che prevede 400 ore di lavoro straordinario obbligatorie quando l’impresa le chiede; in Europa l’8% dei casi di cancro è correlata al lavoro; l'Irlanda approva la rivoluzionaria legge sull'occupazione che vieta i contratti a zero ore; confermata alla segreteria generale del sindacato internazionale Sharan Burrow con il 52% dei voti, a Susanna Camusso il 48%; riprendono a crescere gli omicidi di militanti sindacali e politici in Brasile …

MONDO

Organizzazione Internazionale del lavoro - Ilo

Il 2019 sarà l’anno del centenario dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro.

migrant-germanyMercoledì19 dicembre la Germania ha adottato la prima "legge sull'immigrazione di lavoratori qualificati" della sua storia.

 

Il governo di Angela Merkel ha proposto un approccio pragmatico, lontano dal discorso teso e identitario che ha caratterizzato i dibattiti sull'immigrazione in Germania negli ultimi mesi, sotto la pressione non solo dell'estrema destra, ma anche di politici di primo piano tra cui il ministro dell'interno Hans Seehofer.

Il disegno di legge, se approvato dal Parlamento all'inizio del 2019 entrerà in vigore il 1° gennaio 2020.


Il ministro dell'interno, il conservatore bavarese Horst Seehofer, ha spiegato di aver accettato questa legge, perché "abbiamo bisogno di lavoratori di paesi terzi per garantire la nostra prosperità e per poter occupare i posti di lavoro vacanti". Viste le precedenti posizioni , il cambiamento del ministro è di 180 gradi. Da parte sua , il ministro dell'occupazione e degli affari sociali, il socialdemocratico Hubertus Heil, ha sottolineato che questa nuova legge non è lì per spaventare, ma per "invitare", specificando che "quando rendiamo possibile l'immigrazione, dobbiamo pensare immediatamente all'integrazione di coloro che vengono a soggiornare".

rojavaLe minacce dello Stato turco, le preparazioni per un attacco militare su vasta scala e l’occupazione militare del Rojava (Siria del nord) si stanno intensificando.

 

Nel gennaio di quest’anno, lo Stato turco ha iniziato una campagna di aggressione militare contro la regione un tempo pacifica di Afrin nel Rojava e questa campagna, condotta in modo coordinato con vari gruppi jihadisti, alla fine è culminata nell’occupazione di Afrin. La guerra dello Stato turco contro Afrin è risultata in una tragedia umana di ampie proporzioni – centinaia di civili indifesi sono stati massacrati e migliaia sono stati feriti, la regione è stata incendiata, saccheggiata e distrutta dallo Stato turco e dai suoi alleati jihadisti. Centinaia di migliaia sono stati espulsi con la forza dalle loro case, la guerra e la successiva occupazione e le campagne terroristiche dello Stato turco e dei suoi alleati jihadisti in corso nella regione hanno significativamente alterato la demografia di Afrin. La catastrofe che ha investito la popolazione di Afrin era l’obiettivo ultimo della campagna dello Stato turco.

 

Lo Stato turco ora cerca di ottenere in altre regioni del Rojava lo stesso risultato visto ad Afrin e in questo momento si sta preparando ad attaccare in Siria una regione lunga 500 chilometri tra i fiumi Tigri e Eufrate. I primi obiettivi nella regione sono le aree di confine di Kobane, Manbij,

dignitaPer una utile riflessione sulle dinamiche attuali è necessario ricostruire il quadro dei processi che hanno investito il lavoro da quarant'anni a questa parte, e vederne gli effetti che hanno determinato dal punto di vista dei lavoratori, e cioè della situazione con cui le persone dentro e di fronte al lavoro si trovano a fare i conti per far valere i propri problemi e tentare di affermare un loro punto di vista.

Vediamolo nei suoi tratti essenziali, in modo sintetico ma significativo.

Si è completamente esaurita la credibilità di un quadro globale che assegnava alla politica (radicale o riformista che fosse) il compito di costruire un mondo diverso e alternativo a cui i lavoratori potessero riferirsi.

Nel frattempo a livello sociale era possibile, proprio in nome di quel futuro affidato alla politica, organizzare attraverso l'associazione sindacale, resistenza, difesa e miglioramenti a livello nazionale. Tutto questo è finito, senza possibilità di ritorno.

È interessante notare che ciò è accaduto anche per la forza oppositiva al capitalismo che si sviluppò sulla base di quel modello, ma nel contempo questa forza nell'affermarsi mostrava i limiti intrinseci e l'impossibilità di superarli dentro quello schema.